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Sono partito per questo viaggio milioni di anni fa. Ho perso il conto dei giorni, delle ore. Fatico a riportare alla memoria il percorso, stenta a rimanere lineare e conseguente, si perde in un blur di vari toni, e colori. Ricordare i nomi dei compagni di viaggio è impresa praticamente impossibile, non ci proverò. La dimensione vissuta è quella di un’improbabile stanchezza, più spirituale che fisica. Il corpo si abitua, la la mente no. Non ho nemmeno più sonno. Il sonno è una benedizione che arriva quando la vita comincia a diventare qualcosa di regolare, prevedibile. Qui la compressione temporale è tale che il numero di esperienze cresce a dismisura ogni giorno di più. L’adrenalina inesorabilmente sostituisce altre sostanze nel sangue, quindi, a poco a poco, il sonno smette di essere parte di questa realtà. Ti rapirà a lungo e giustamente, eoni più tardi.
Si comincia con lievi allucinazioni uditive. Camminando per le strade delle capitali o nei larghi corridoi degli aeroporti, piccole parole dette in lingue che impari piano piano a riconoscere, cominciano a sembrare familiari, a risuonare echi della tua. Fino a che, per brevi momenti, il brusio intorno diventa pienamente comprensibile, nemmeno hai più bisogno di tradurlo, l’aria stessa ti porta brandelli di conversazioni nella tua lingua. Ti giri a cercare un improbabile connazionale, ma sono tutti simili a se stessi. Stessi sguardi, identici gesti, ambiguità. Culture altre dalla tua.
Poi la vista. Dapprima la stanchezza annebbia tutto. Appiattisce il tridimensionale, non ti permette di godere dell’esperienza artistica. tu provi ad aiutarti con qualcosa di leggero: una birra o due, qualche grammo d’erba. Ti rendi però conto che alla fine si tratta di un bonus da una botta e via. La prima canna, unita alla tua inesorabile stanchezza, ti apre mondi nuovi. Si fa antagonista della tua adrenalina, rallenta i pensieri, ti permette di osservarli meglio, ti aiuta a cogliere stupendi particolari architettonici di quel tale edificio, o il senso profondo di un quadro di Van Gogh. Stura le orecchie alla musica, la rende palpabile, visibile, tridimensionale. Stimola le terminazioni nervose della tua lingua ed esalta il gusto di ogni semplice cosa, una fragola fresca e croccante, un pezzo di carne alla brace, il vino, la bocca dolceamara di una sconosciuta, la consistenza del suo sesso tiepido sulle tue labbra. Il problema è che il giorno dopo, la canna che ti fumi non ti serve nemmeno a farti passare il down. Il tuo corpo è stanco,la tua mente di più. Il regalo del giorno prima mettilo da qualche parte nel tuo cuore e passa oltre. Contro questa stanchezza hai solo due possibilità: dormire o lasciare che l’adrenalina torni alla carica e di nuovo ti trasporti lontano, in posti altri da quello che sei.
Vaga-bondare, vag-abbondare, veg-abbandonare, veda-bunere
