Miei cari 4 lettori. Ieri, guardando i maggiori telegiornali nazionali mi sono accorto do una cosa che non sapevo, i biocombustibili sono un crimine contro l’umanità… accipicchia!
A dirlo un signore, un sociologo svizzero, di nome Jean Zigler, oggi Relatore speciale sul diritto all’alimentazione per la Commissione sui diritti dell’uomo delle Nazioni Unite. Purtroppo non ho tempo di leggere la sue bibliografia, gli ultimi titoli sembrano assai interessanti. Certo, nell’utlima dichiarazione poi (aveva chiesto una moratoria sui biocombustibili anche nell’ottobre del 2007 ) parla, giustamente, di politica economica aberrante del Fondo Monetario Internazionale (parole sante), e del fatto che i paesi ricchi debbano il più presto possbile istituire dei fondi per il Programma Alimentare Mondiale che negli uultimi tempi ha perso il 40% del suo valore d’acquisto, probabilmente a causa della svalutazione del dollaro.
Bene tutto questo mi sembra perfettamente conseguente e ragionevole, quello che non ho capito è perché tutta l’informazione del primo mondo (quasi tutta, il sempre ottimo Sole24ore ne parla qui) ha messo l’accento sulla questione dei biocombustibili. Cioè, stiamo per vivere una crisi alimentare globale (e sapevamo che sarebbe successo prima o poi) e stiamo anche vivendo uan crisi energetica globale (e pure questo non è nulla di nuovo), le due cose sembrano essere in conflitto.
Non v’è dubbio che alzando il prezzo dei combustibili alziamo pure il prezzo delle merci, non v’è dubbio che le grandi potenze in ascesa come Cina ed India giocano un ruolo determiannte in questa crescita dei prezzi, anzi, al momento giocano IL RUOLO determinante nella cosa (anche se non ce lo dice nessuno), d’altro canto non è certo colpa loro se si stanno sviluppando così in fretta, gran parte delle nostre multinazionali vanno a produrre (e vendere) laggiù per trovare condizioni sindacali da dittatura e paghe da fame. Oh… siamo sempre noi a fare casino? Pare di si, e abbiamo anche trovato i capri espiatori perfetti…
Quindi… quindi facciamo entrare in gioco un altro fattore nell’equazione mediatica! Io non nego che il signor Zigler sia in buona fede e che abbia pure ragione sul fatto che i biocombustibili fanno alzare i prezzi del cibo, anche loro sicuramente concorrono, ma mi pongo pure qualche altro problema.
1) Chi usa principalmente i biocombustibili?
2) Sono veramente questi la principale causa del problema della fame nel mondo?
Tralasciando quelle che sono le produzioni europee di olio di colza e simili (trascurabili), uno dei grandi produttori di biocombustibili al mondo è il Brasile, seguito a ruota dagli Stati Uniti. Il primo crea etanolo dalla canna da zucchero (di ottima qualità e resa energetica), i secondi dal Mais (di peggiore qualità e minor resa), anche Cuba li usa parecchio… ma non credo incida troppo sul totale. Il brasile da anni sta cercando disperatamente di trovare ogni modo per affrancarsi dalla dipendenza economica verso il FMI e di rimbalzo gli States. Anche l’india sta cominciando e la Cina è sulla via, anche se sembra, ahimé, ancora preferire il carbone, che sul suo suolo non scarseggia affatto.
Seconda domanda. Seconda risposta: io non ho veri dati confrontabili alla mano ma una cosa la posso affermare con sicurezza, uno dei grandi problemi legati alla fame nel mondo sono le politiche alimentari dei paesi più sviluppati (noi). Da tempo le assoziazioni che sostengono il vegetarianesimo ne parlano, e a questo proposito vorrei citare un’ottima pagina di wikipedia a riguardo:
“È ipotizzabile che in relazione all’attuale impronta ecologica media di un umano onnivoro occidentale, questa risulterebbe insostenibile se adottata dal resto dell’umanità, risultando una dieta non compatibile con lo sviluppo sostenibile. Le ragioni addotte sono: l’importazione di larga parte dei mangimi e pastoni utilizzati per l’allevamento in occidente da paesi del terzo mondo, il maggiore consumo di acqua per ciascun individuo in seguito al consumo di carne, lo spreco di vegetali che costituiscono mangimi per gli animali da allevamento invece di essere consumati direttamente dall’uomo.
Si guarda anche alla relazione tra il consumo di carne dei nostri tempi e le forme di sfruttamento del cosiddetto Nord del mondo sul Sud del mondo e sull’ecosistema all’interno di una strategia di marketingdopoguerra, ha teso a rappresentare la carne quale alimento irrinunciabile e, soprattutto, bandiera del ritrovato benessere economico. L’italiano medio è passato in quel periodo da un consumo annuo medio di 8 Kg di carne (immediato dopoguerra) a oltre 80 Kg (attuali). Il problema è riassunto dai ricercatori del Centro Nuovo Modello di Sviluppo: «Il nostro alto consumo di carne è ingiusto perché non è estendibile a tutti gli abitanti del pianeta, semplicemente perché non ci sarebbe abbastanza terra coltivabile». La produzione di carne richiede, nel suo processo, una superficie di terra coltivabile fino a sedici volte superiore a quanta ne è richiesta da legumi ed altri tipi di proteine vegetali. Questo significa che la produzione di 200 grammi di carne, ovvero un semplice secondo piatto per un italiano di medie condizioni economiche, richiede l’impiego di una quantità di terreno dalla quale si potrebbero ricavare due chili e mezzo tra cereali e legumi, l’equivalente di un pasto completo per una settimana. Di tutti i cereali prodotti nel mondo, oltre il 55% è destinata agli allevamenti e non direttamente all’alimentazione umana. A questo va aggiunto il fatto che la maggior parte dei vegetali usati per il mangime per animali vengono coltivati e preparati in Asia e America Latina, ovvero paesi più poveri, e non destinatari di quella produzione. che, a partire dal
Un terzo legame tra rinuncia alla carne e pacifismo è l’impatto ambientale. In virtù della sua complessità strutturale infatti, il sistema di allevamento intensivo deve far fronte ad una serie di operazioni parallele all’allevamento tout court (ad esempio l’agricoltura chimica), spesso anche per ammortizzare le eccedenze della superproduzione. L’equivalente dei succitati 200 g di carne corrisponde a circa 4 litri di liquami. Inoltre, l’esigenza di creare ampi spazi (agricoli per coltivare foraggio e logistici per impiantare l’allevamento stesso) è ritenuta corresponsabile della deforestazione di diverse aree del Sud del mondo.”
Accidenti! E chi lo sapeva che per fare 200 grammi di carne rinunciamo a 2,5 kg di legumi e cereali? Questa cifra sarebbe un niente , il fatto è che
“Secondo un recente rapporto della Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, il bestiame genera il 18 per cento dei gas di serra. Più ancora di quelli prodotti dai trasporti. Ma se gli animali da allevamento, in special modo i bovini, producono solo il 9 per cento dell’anidride carbonica derivante dalle attività umane, generano una percentuale maggiore di gas più nocivi. Come ad esempio il 65 per cento delle emissioni di protossido d’azoto, un gas che contribuisce al riscaldamento terrestre quasi 300 volte di più del biossido di carbonio, provenienti in gran parte dal letame. O il 37 per cento del metano, che ha un effetto 23 volte superiore a quello dell’anidride carbonica come fattore di riscaldamento del globo.”
E anche che …
“Per far fronte alla richiesta annuale di carne di una famiglia media di quattro persone – pari a circa 120 chili – occorrono più di 260 galloni di carburanti fossili. Quando questi vengono consumati, emettono oltre 2,5 tonnellate di anidride carbonica addizionale nell’atmosfera: una quantità pari a quella emessa da un’auto media in sei mesi di normale funzionamento.” Fonte
Tralasciamo quanta acqua potabile ci vuole per fare un chilo di carne se no ci viene male (3200 litri!!!)…
Ora, a me la ciccia piace, eccome, ma sto seriamente prendendo in considerazione una drastica riduzione del consumo, se non il vegetarianesimo. Certo, non possiamo smettere tutti di mangiare di botto carne, e la gente che lavora ne settore? E la crisi che ne converrebbe?
Quello che sto cercando di dire è semplicemente: su con le orecchie qando vi danno delle informazioni, possono essere manipolate, possono essere date (seppur vere) per farvi avere un’idea parziale. Continuate a chiedervi il perché. Sempre. Lo sfogo di oggi non è stato dovuto a una falsa informazione (i biocombustibili aumentano il prezzo delle materie prime, vero), ma a come è stata data, a come ha cercato di allontanare l’attenzione dal vero problema.
Allora, vi sembra ancora che questi benedetti biocombustibili siano il demonio? La vera causa della fame nel mondo?
Fatemi sapere le vostre opinioni.

