A casa, finalmente.
Una dimensione conosciuta dell’esistere, che si fa nuova ogni volta.
I’m back, stay tuned.
Giovedì 4 Settembre 2008
A casa, finalmente.
Una dimensione conosciuta dell’esistere, che si fa nuova ogni volta.
I’m back, stay tuned.
Giovedì 1 Maggio 2008
Sto rileggendo uno dei libri più belli che io conosca. Q. di Luther Blissett. E in tema Primo Maggio gradirei riportare qui l’incipit di uno dei primi capitoli.
“Guadagnarsi il pane è davvero faticoso e triste. L’uomo si inventa pietose bugie a proposito del lavoro. Ecco un’altra e abominevole idolatria, il cane che lecca il bastone: il lavoro.“
Omnia sun communia, cazzo!
Martedì 29 Aprile 2008
Miei cari 4 lettori. Ieri, guardando i maggiori telegiornali nazionali mi sono accorto do una cosa che non sapevo, i biocombustibili sono un crimine contro l’umanità… accipicchia!
A dirlo un signore, un sociologo svizzero, di nome Jean Zigler, oggi Relatore speciale sul diritto all’alimentazione per la Commissione sui diritti dell’uomo delle Nazioni Unite. Purtroppo non ho tempo di leggere la sue bibliografia, gli ultimi titoli sembrano assai interessanti. Certo, nell’utlima dichiarazione poi (aveva chiesto una moratoria sui biocombustibili anche nell’ottobre del 2007 ) parla, giustamente, di politica economica aberrante del Fondo Monetario Internazionale (parole sante), e del fatto che i paesi ricchi debbano il più presto possbile istituire dei fondi per il Programma Alimentare Mondiale che negli uultimi tempi ha perso il 40% del suo valore d’acquisto, probabilmente a causa della svalutazione del dollaro.
Bene tutto questo mi sembra perfettamente conseguente e ragionevole, quello che non ho capito è perché tutta l’informazione del primo mondo (quasi tutta, il sempre ottimo Sole24ore ne parla qui) ha messo l’accento sulla questione dei biocombustibili. Cioè, stiamo per vivere una crisi alimentare globale (e sapevamo che sarebbe successo prima o poi) e stiamo anche vivendo uan crisi energetica globale (e pure questo non è nulla di nuovo), le due cose sembrano essere in conflitto.
Non v’è dubbio che alzando il prezzo dei combustibili alziamo pure il prezzo delle merci, non v’è dubbio che le grandi potenze in ascesa come Cina ed India giocano un ruolo determiannte in questa crescita dei prezzi, anzi, al momento giocano IL RUOLO determinante nella cosa (anche se non ce lo dice nessuno), d’altro canto non è certo colpa loro se si stanno sviluppando così in fretta, gran parte delle nostre multinazionali vanno a produrre (e vendere) laggiù per trovare condizioni sindacali da dittatura e paghe da fame. Oh… siamo sempre noi a fare casino? Pare di si, e abbiamo anche trovato i capri espiatori perfetti…
Quindi… quindi facciamo entrare in gioco un altro fattore nell’equazione mediatica! Io non nego che il signor Zigler sia in buona fede e che abbia pure ragione sul fatto che i biocombustibili fanno alzare i prezzi del cibo, anche loro sicuramente concorrono, ma mi pongo pure qualche altro problema.
1) Chi usa principalmente i biocombustibili?
2) Sono veramente questi la principale causa del problema della fame nel mondo?
Tralasciando quelle che sono le produzioni europee di olio di colza e simili (trascurabili), uno dei grandi produttori di biocombustibili al mondo è il Brasile, seguito a ruota dagli Stati Uniti. Il primo crea etanolo dalla canna da zucchero (di ottima qualità e resa energetica), i secondi dal Mais (di peggiore qualità e minor resa), anche Cuba li usa parecchio… ma non credo incida troppo sul totale. Il brasile da anni sta cercando disperatamente di trovare ogni modo per affrancarsi dalla dipendenza economica verso il FMI e di rimbalzo gli States. Anche l’india sta cominciando e la Cina è sulla via, anche se sembra, ahimé, ancora preferire il carbone, che sul suo suolo non scarseggia affatto.
Seconda domanda. Seconda risposta: io non ho veri dati confrontabili alla mano ma una cosa la posso affermare con sicurezza, uno dei grandi problemi legati alla fame nel mondo sono le politiche alimentari dei paesi più sviluppati (noi). Da tempo le assoziazioni che sostengono il vegetarianesimo ne parlano, e a questo proposito vorrei citare un’ottima pagina di wikipedia a riguardo:
“È ipotizzabile che in relazione all’attuale impronta ecologica media di un umano onnivoro occidentale, questa risulterebbe insostenibile se adottata dal resto dell’umanità, risultando una dieta non compatibile con lo sviluppo sostenibile. Le ragioni addotte sono: l’importazione di larga parte dei mangimi e pastoni utilizzati per l’allevamento in occidente da paesi del terzo mondo, il maggiore consumo di acqua per ciascun individuo in seguito al consumo di carne, lo spreco di vegetali che costituiscono mangimi per gli animali da allevamento invece di essere consumati direttamente dall’uomo.
Si guarda anche alla relazione tra il consumo di carne dei nostri tempi e le forme di sfruttamento del cosiddetto Nord del mondo sul Sud del mondo e sull’ecosistema all’interno di una strategia di marketingdopoguerra, ha teso a rappresentare la carne quale alimento irrinunciabile e, soprattutto, bandiera del ritrovato benessere economico. L’italiano medio è passato in quel periodo da un consumo annuo medio di 8 Kg di carne (immediato dopoguerra) a oltre 80 Kg (attuali). Il problema è riassunto dai ricercatori del Centro Nuovo Modello di Sviluppo: «Il nostro alto consumo di carne è ingiusto perché non è estendibile a tutti gli abitanti del pianeta, semplicemente perché non ci sarebbe abbastanza terra coltivabile». La produzione di carne richiede, nel suo processo, una superficie di terra coltivabile fino a sedici volte superiore a quanta ne è richiesta da legumi ed altri tipi di proteine vegetali. Questo significa che la produzione di 200 grammi di carne, ovvero un semplice secondo piatto per un italiano di medie condizioni economiche, richiede l’impiego di una quantità di terreno dalla quale si potrebbero ricavare due chili e mezzo tra cereali e legumi, l’equivalente di un pasto completo per una settimana. Di tutti i cereali prodotti nel mondo, oltre il 55% è destinata agli allevamenti e non direttamente all’alimentazione umana. A questo va aggiunto il fatto che la maggior parte dei vegetali usati per il mangime per animali vengono coltivati e preparati in Asia e America Latina, ovvero paesi più poveri, e non destinatari di quella produzione. che, a partire dal
Un terzo legame tra rinuncia alla carne e pacifismo è l’impatto ambientale. In virtù della sua complessità strutturale infatti, il sistema di allevamento intensivo deve far fronte ad una serie di operazioni parallele all’allevamento tout court (ad esempio l’agricoltura chimica), spesso anche per ammortizzare le eccedenze della superproduzione. L’equivalente dei succitati 200 g di carne corrisponde a circa 4 litri di liquami. Inoltre, l’esigenza di creare ampi spazi (agricoli per coltivare foraggio e logistici per impiantare l’allevamento stesso) è ritenuta corresponsabile della deforestazione di diverse aree del Sud del mondo.”
Accidenti! E chi lo sapeva che per fare 200 grammi di carne rinunciamo a 2,5 kg di legumi e cereali? Questa cifra sarebbe un niente , il fatto è che
“Secondo un recente rapporto della Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, il bestiame genera il 18 per cento dei gas di serra. Più ancora di quelli prodotti dai trasporti. Ma se gli animali da allevamento, in special modo i bovini, producono solo il 9 per cento dell’anidride carbonica derivante dalle attività umane, generano una percentuale maggiore di gas più nocivi. Come ad esempio il 65 per cento delle emissioni di protossido d’azoto, un gas che contribuisce al riscaldamento terrestre quasi 300 volte di più del biossido di carbonio, provenienti in gran parte dal letame. O il 37 per cento del metano, che ha un effetto 23 volte superiore a quello dell’anidride carbonica come fattore di riscaldamento del globo.”
E anche che …
“Per far fronte alla richiesta annuale di carne di una famiglia media di quattro persone – pari a circa 120 chili – occorrono più di 260 galloni di carburanti fossili. Quando questi vengono consumati, emettono oltre 2,5 tonnellate di anidride carbonica addizionale nell’atmosfera: una quantità pari a quella emessa da un’auto media in sei mesi di normale funzionamento.” Fonte
Tralasciamo quanta acqua potabile ci vuole per fare un chilo di carne se no ci viene male (3200 litri!!!)…
Ora, a me la ciccia piace, eccome, ma sto seriamente prendendo in considerazione una drastica riduzione del consumo, se non il vegetarianesimo. Certo, non possiamo smettere tutti di mangiare di botto carne, e la gente che lavora ne settore? E la crisi che ne converrebbe?
Quello che sto cercando di dire è semplicemente: su con le orecchie qando vi danno delle informazioni, possono essere manipolate, possono essere date (seppur vere) per farvi avere un’idea parziale. Continuate a chiedervi il perché. Sempre. Lo sfogo di oggi non è stato dovuto a una falsa informazione (i biocombustibili aumentano il prezzo delle materie prime, vero), ma a come è stata data, a come ha cercato di allontanare l’attenzione dal vero problema.
Allora, vi sembra ancora che questi benedetti biocombustibili siano il demonio? La vera causa della fame nel mondo?
Fatemi sapere le vostre opinioni.
Lunedì 28 Aprile 2008
Stesse regole che per il laboratorio poetico. Enjoy, e lasciate un commentino almeno! se no mi sento solo!
——
Mi ricordo che era freddo. Non quel freddo strano che ti arriva addosso d’improvviso, ma quello che ti è già entrato dentro, che le tue ossa conoscono da molto tempo. E tutto era grigio, l’unico tocco di colore veniva dal rumore delle onde del mare, che cambia ogni cosa.
La spiaggia era deserta, la pineta sullo sfondo era un muro impenetrabile, la sottile nebbia del mattino ci lasciava immaginare molte cose. Anzi, le lasciava immaginare solo a me. Lei dormiva. Le bottiglie mezze infilate nella sabbia erano disposte in maniera del tutto casuale intorno a noi, e sembravano un gruppo di lillipuziani incuriositi dalla presenza di quegli strani esseri giganteschi nella loro spiaggia. L’aurora stava cominciando a farsi più chiara e una leggera brezza dal mare saliva verso l’entroterra. Lei non se ne accorse, stava raggomitolata sotto la coperta, perdendosi lo spettacolo di luci dei pescherecci all’orizzonte.
Non me ne ero mai andato, non potevo, non volevo. Anche allora, immerso nei miei pensieri la mia attenzione era distorta, incanalata, rubata dalla sua presenza. Non me ne ero mai andato, gli anni erano passati, scivolati su di me come la brezza di quel mattino. Poi, senza un perché, senza una spiegazione, lei era tornata. E le braci mai spente erano divampate di nuovo, fiamme salite in alto nell’aria fresca di quella primavera.
E divorarono tutto. Tutto.
Poi capii cosa stavo aspettando. Pochi gabbiani sul bagnasciuga mi guardarono alzarmi solo incuriositi, troppo lontano per essere una seria minaccia. Il falò che ci aveva scaldato e illuminato durante la notte si era spento da tempo, lo rovistai con un bastone, ma anche l’ultima brace non era più. Il fuoco aveva lasciato solo cenere, già fredda all’aria del mattino.
Presi le mie poche cose e me ne andai.
Domenica 27 Aprile 2008
Miei cari 4 lettori.
Non paghi di leggere – the disney trap atto secondo
di Molly Bloom
Amica della Wu Ming Foundation
Andate anche voi a firmare la petizione contro il prestito a pagamento nelle biblioteche. Il pericolo è reale. Per sapere come: Progetto No Pago.
Grande Molly! Continua così!
Domenica 27 Aprile 2008
Bongiorno ai miei 4 lettori.
Prima di comnciare a giocare vorrei esporre le regole del gioco. Non mi ricordo bene chi diceva che ci sono solo due categorie di persone che continuano a scrivere poesie dopo i 30 anni: i poeti e i cretini. io sono perfettamente d’accordo, e so di essere un cretino. D’altro canto oggi internet ci da la possibilità di fare cose che erano impossibili solo qualche tempo fa e una di queste è scrivere in comunità, anche se si è dei perfetti sconosciuti.
Come potete leggere nella colonna a destra tutto il materiale pubblicato in questo sito sta sotto una licenza Creative Commons, il che permette di distribuire liberamente (non a scopi commerciali e dandone l’attribuzione) i contenuti che trovate qui scritti, fotografati ecc. Non solo, offre la possibilità di “remixare” liberamente i contenuti stessi. Quindi mi è venuta una bella idea: metterò le mie “cretinate” online e vediamo se qualcuuno accetta la sfida di renderle migliori, più godibili, o semplicemente più vicine al suo gusto personale. Potete farlo attraverso i commenti, e poi quando ne saremo soddisatti postare il risultato in un post tutto suo, in evidenza. Che ve ne pare? Tenete conto che la stessa cosa verrà fatta con testi di prosa e teatro, nelle specifiche sezioni Laboratorio di prosa e Teatro.
Fatevi sotto allora!
—

Mi hanno messa interinale
per un certo tempo
determinato e amorale.
Ma qualche giorno prima
mi ha detto il mio Padrone
che avevo un posto in lizza
per la disoccupazione.
Chi lo sa se l’ha saputo
se qualcuno glie lo ha detto
che ho avuto un incontro nel letto
con un angelo caduto.
E allora forse il padrone lo sa
sa che aspetto un bambino
una questione di produttività
maternità senza scontrino.
Sabato 26 Aprile 2008
Nella notte che sprofonda nell’immobilità del silenzio, dove ogni cosa è muta a parte i grilli fuori dalla finestra ed il russare lieve del mio cane, apro una finestra sul nuovo giorno. S’illumina questo schermo al plasma di fronte a me, che rende il mio viso più chiaro e le mie dita più veloci. Estensione palpitante del mio cuore, dall’alchimia di un doppino telefonico apro la mia mente alla mente di altri, succhio la linfa vitale dell’informazione che viaggia senza padrone dalle dita di un altro ai miei occhi, che ritorna dalle mie dita al mondo. Consapevole che in un mondo dove tutto è merce l’unica cosa che mi rimane è questa: la possibilità di creare una frase, una riga di codice, una canzone, un disegno, un algoritmo, una fotografia da trasformare in un dono. Un dono immateriale, un dono che non conosce la scarsità della materia, un dono riproducibile all’infinito, un dono virtuale all’umanità reale. Un dono che viaggia attraverso uno spazio che non è spazio, un tempo che non è tempo, un dono che può rivelarsi tale solo nell’irregistrabile squarcio del presente. E dal bazar dei nostri scambi, che appaiono devianti, caotici, incomprensibili, sorge come dal cuore della terra una cattedrale, la cattedrale dell’intelletto collettivo.
Nella notte che sprofonda nell’immobilità del silenzio, dove ogni cosa viene resa muta da mani avide che sottraggono i doni dell’intelletto collettivo all’umanità, si alza un vociare confuso di persone, esseri umani, uomini e donne, ragazzini e ragazzine, madri e padri, fratelli e sorelle che esprimono, senza ancora saperlo, la loro volontà di creare un mondo di libera circolazione delle idee. E allora impulsi elettrici su fili di rame, fotoni incanalati nella fibra ottica, onde di ogni ampiezza nell’etere spargono su questo vecchio mondo agonizzante il seme di un mondo nuovo. La condivisione della conoscenza è stata da sempre il motivo del nostro successo in quanto specie, la chiusura degli archivi dell’informazione si candida ad essere il motivo principale della nostra autodistruzione.
Nella notte che sprofonda nell’immobilità del silenzio, dove le idee si fanno merce e la mercificazione delle idee uccide il cuore dell’uomo, uomini accecati dall’avidità non possono vedere l’innaturalità della mercificazione della conoscenza. Siamo tutti nani sulle spalle dei giganti quando tracciamo nuove rotte sulle quali instradare la nostra produzione individuale e collettiva, ma se i giganti vengono rinchiusi in prigioni di silicio, custoditi da cerberi virtuali, protetti da vigili sentinelle legali, incatenati da una concezione distorta di “proprietà intellettuale”, distribuiti in pillole dall’industria della formazione, allora restiamo nani, prigionieri di noi stessi e del nostro tempo, limitato allo spazio della nostra vita. E il mondo, che mai come ora ha un bisogno, un’urgenza di trovare nuove soluzioni ai sempre nuovi problemi che lo affliggono, rimane zoppo nell’avanzare, monco nel produrre e minorato nel pensare.
Nella notte che sprofonda nell’immobilità del silenzio, rotto dal pianto di bambini che muoiono a causa di una scarsità artificiale e artificiosa, si apre una nuova speranza. La speranza del dono, inteso come condivisione totale della produzione intellettuale, che, grazie alle creazioni intellettuali di donne e uomini visionari, possiamo ora distribuire e comunicare ad una velocità e con una propagazione virale fino ad oggi impensabile. Il godimento della condivisione del pensiero è sempre esistito nella natura umana, il godimento dell’apprendimento è stato il motore del progresso. La mercificazione della “proprietà intellettuale” ci ha spogliati di questo godimento, che va riconquistato attraverso la riscoperta di una caratteristica innata nell’uomo, la spinta al libero scambio delle idee: il dono supremo della vera condivisione.
Nella notte che sprofonda nell’immobilità del silenzio questo è un punto di partenza, non di arrivo, questo scritto parla forse a nome di molti, ma non li rappresenta, in quanto ogni rappresentazione è intrinsecamente falsa, altrimenti non sarebbe una rappresentazione ma il suo oggetto. Questo scritto è solamente un dono del quale potete fare quello che volete. E’ unicamente il dono della sua possibilità.